GIORNO 256: LA PROVA PER LA CANDIDATURA

06.12.2946 SET

Di Sean Nazawa

Seconda parte di una serie che tratta di un gruppo di reclute che vivono in un campo d’addestramento della Marina (conosciute in servizio come Fucine).

FUCINA QUINTUS, KILIAN – “Oh diavolo, Weaver è morto?” Il gruppo di reclute rallentò fino a fermarsi per guardare l’UD (Ufficiale di Divisione) Hardigan, insicuri che si trattasse di una sorta di prova.

Eravamo all’ottavo chilometro di una corsa lunga sedici. Un metodo come un altro per passare il sabato pomeriggio della stagione più calda su MacArthur, o almeno era così nella Fucina di Hardigan. Come outsider civile, mi era stato proposto (ma ho rifiutato) un HOV personale. Si era trattato di uno scambio di battute tra me e Hardigan, ma dopo cinque mesi passati con queste reclute, ad ascoltare non solo le loro storie, ma anche i loro piani per il futuro, avevo deciso che non sarei stato semplicemente un outsider. Questo è accaduto tre mesi fa, e lo ammetto, ad oggi quasi me ne pento.

Dallo sguardo sul volto di Hardigan, non si trattava di una prova. Quando ci voltammo vedemmo la Recluta Callum Weaver al suolo, faccia a terra. Un ragazzo magrolino cresciuto a Plantock River, su Aremis, che ha sempre lottato con i requisiti fisici per la formazione di base.

“Continuo a sperare che arriverò al punto in cui ce la farò,” mi aveva confidato Weaver un giorno, dopo tre ore di duro addestramento al combattimento. “E sì, anche se sembra diventare più facile di volta in volta, il mio corpo sembra non abituarsi mai.”

La recluta Teagen fu la prima a reagire. Con una corsa raggiunse il corpo disteso e tolse il pesante zaino carico di rifornimenti da Weaver in modo da poterlo girare. Qualche altro membro della squadra corse ad aiutare mentre gli altri approfittavano della pausa per stendersi all’ombra.

L’UD Hardigan si avvicinò, a malapena sudato, e mentre copriva il sole guardava Weaver al suolo. Dopo qualche attimo, riprese i sensi.

“Mi dispiace, signore.” borbottò Weaver mentre provava a sedersi.

“Hey, aspetta.” disse Hardigan inginocchiandosi ed impedendo a Weaver di rialzarsi. “Sta arrivando un medvac. Devi imparare ad idratarti, ragazzo.”

“Mi dispiace, signore. Lo farò, signore.”

Hardigan scosse la testa e dopo aver lanciato a Weaver una confezione di idro-gel, disse a Teagen e alle altre reclute che erano corse a soccorrere di aiutarlo a rimettersi in sesto. Poi si voltò verso il resto della squadra.

“Ebbene, dal momento che voialtri non avevate molta voglia di aiutare il vostro compagno di squadra, sembra proprio che dovremo ricominciare da capo i sedici.”

Le reclute furono sicuramente più unite dopo quel giorno. Quel senso di unità che si rafforza solo dopo essere entrati nella fase di addestramento conosciuta come Cadidatura: tre settimane di prove, pensate non solo per valutare l’attitudine fisica, psicologica ed intellettuale di ogni recluta, ma anche per capire quanto bene si sono ambientate negli ultimi otto mesi di addestramento.

Una volta conclusa la Candidatura, passò un’altra settimana prima che le reclute venissero divise e spedite verso la prossima fase del loro addestramento. Delle sedici reclute, la maggior parte continuò con la formazione d’arruolamento. Quattro vennero trasferite la settimana seguente presso una struttura specializzata. La recluta Teagen ad un certo punto scomparve e, se si vuol credere a quel che dice Hardigan, adesso è ricercata dai Marine. La recluta Weaver ed altri tre vennero accettati per iniziare l’addestramento all’Accademia di Volo.

Durante la prima mattina nella scuola di volo, Hardigan portò il piccolo gruppo di fortunati in un solitario ritaglio di asfalto dove, in attesa sotto il sole del mattino, attendevano una F7 Hornet ed il loro nuovo UD, il tenente Edward Aino.

“Tutto qui quello che hai, Hardigan?” chiese il robusto personaggio sulla ottantina mentre scendeva sul ponte e squadrava le reclute.

“Temo di sì,” rispose Hardigan.

“Sembrano anche più fragili dell’ultimo gruppo.”

“E allora rompili,” disse Hardigan alzando le spalle. Aino annuì, e salutò Hardigan che dopo aver risposto tornò indietro di corsa.

Aino si avvicinò in silenzio alle reclute. Li studiò a lungo uno ad uno per metterli a disagio e vedere se vi fosse stata qualche reazione. Ma non vi fu.

Durante i minuti successivi, arrivarono altre reclute, lasciate sul posto dal proprio UD come il primo giorno di scuola. Aino ripetè la procedura con ogni nuovo gruppo.

Quando la classe fu al completo, si girò verso la Hornet.

“Guardatela bene,” disse Aino mentre camminava di fianco al caccia, con gli occhi fissi sul mezzo praticamente immacolato. “Per alcuni di voi, questa sarà la distanza massima dalla quale potrete guardarla. Fino ad ora, abbiamo solo giocato.”

Alcune reclute si scambiarono sguardi disperati.

“Ma questo è uno strumento di guerra. È in grado di far piovere distruzione come mai ne avete vista, perciò se voi [censura] pensate di potere anche solo avvicinarvi, dovete esservi [censura] il cervello. Prima che io vi consegni un’arma, dovrete guadagnare la mia fiducia ed il mio rispetto. Intesi?”

“Signorsì signore!” gridarono le reclute in perfetto unisono.

“Vedremo.”

Aino non stava scherzando. Dieci ore al giorno, sei giorni alla settimana per i successivi due mesi, li mise a studiare manuali tecnici, resoconti storici, analisi strategiche e tattiche di azioni militari (incluso uno studio particolarmente rigoroso di Elementi della Guerra di Marduke). L’attenzione maggiore era tutta per la teoria di volo e li sorprendeva spesso con test a sorpresa su qualsiasi cosa, anche i fondamentali del pilotaggio, nonostante fossero in molti quelli che pilotavano una nave già da diversi anni.

Dopo una sessione particolarmente estenuante alla fine della quale Aino consigliò ad una recluta di abbandonare l’accademia, gli chiesi il perchè.

“La tipologia di volo alla quale sono abituati non li preparerà per quello che li aspetta là fuori,” mi rispose. “Chiediamo l’impossibile giorno dopo giorno. Quando perdi un intero squadrone e i Vanduul ti stanno addosso, abbiamo bisogno che tu sia in grado di compiere decisioni tattiche competenti. Se non hai i requisiti per rimanere in classe, non durerai un giorno alla deriva.”

Mentre il calore estivo iniziava a lasciare il posto all’autunno, le reclute rimanenti passarono al livello successivo dell’addestramento di Aino. Aumentando la loro fiducia proclamando che era ‘pronto per vedere cosa sono in grado di fare in un abitacolo,’ portò le reclute in un hangar lontano.

Quando giunsero sul posto, l’eccitazione nell’aria era palpabile. Tutto quel tempo passato a studiare duramente poteva essere infine sfruttato. Aino aprì i portoni.

All’interno dell’hangar, sparsi ovunque, tubi di ferro ricreavano il telaio delle cabine. Sedie di plastica simulavano i sedili dell’operatore. La cloche? Un tubo ed una molla tenuti insieme con del nastro adesivo. L’entusiasmo delle reclute era sceso sotto gli stivali.

“Che diavolo state aspettando? Salite su una nave,” urlò Aino.

Iniziò così la seconda fase dell’addestramento. Aino spiegò loro il layout di base dell’abitacolo. Li obbligò a ricomporre mentalmente la posizione di ogni singolo pulsante ed interruttore di un certo numero di navi che avrebbero potuto volare in futuro. Una volta finito, avrebbe messo alla prova meticolosamente ognuno di loro sulle funzioni e le applicazioni convenzionali (e non) della nave. Immergeva le reclute in un possibile scenario e controllava la velocità di risposta.

La frase “troppo lento, sei morto” venne ripetuta migliaia di volte.

Entro un mese, altre due reclute erano state riassegnate ad una Fucina differente, ma sembrò che Weaver avesse trovato qualcosa in cui eccellere. Sfoggiò una memoria fotografica incredibile quando si trattava di ricordare la disposizione degli elementi nelle cabine, passando facilmente tra le configurazioni della Gladius, della Hornet e persino della Starfarer senza dover consultare le specifiche.

Aino l’aveva sicuramente notato. Quando non si trovava tra le reclute, Aino era un uomo calmo e premuroso. Un veterano con più di cinquecento missioni alle spalle, aveva visto la sua quota di combattimenti, ma era impossibile chiedergli qualcosa più di questo. Mentre sorseggiavo un tè sujin durante la nostra chiacchierata settimanale, gli chiesi cosa ne pensava dell’attitudine di Weaver. Con mia sorpresa, scese nei dettagli.

“A volte, scatta semplicemente qualcosa. Ma non per me. La mia UD mi urlerebbe in faccia con tutta la sua ferocia per farmelo fare correttamente.” Si posò alla sedia e sorseggiò il suo caffè. “Manca ancora molto alla fine e lui ha ancora molto da imparare. Voglio dire, ho visto molte persone partire in quarta quando non ci stanno rimettendo nulla, solo per vederli nel panico appena vedono un rottame, ma vedremo… forse si è guadagnato una sorpresa.”

“Tipo cosa?” gli chiesi.

Aino si voltò e guardò fuori dalla finestra per un minuto. Stavo iniziando a pensare che avesse dimenticato la domanda. Poi si volse verso di me e sorrise.

La recluta Weaver sarebbe stata la prima a partecipare ad un vero test di volo.

 

Articolo originale disponibile presso Roberts Space Industries.

 

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