Il normale Aggiornamento Settimanale delle News si prenderà una breve pausa per offrirvi questa avventura speciale in più parti, Rotta di Collisione. Speriamo vi piaccia.
L’apparato di ventilazione dell’aria salì di giri e la grata che copriva la ventola iniziò a sferragliare. Di nuovo.
Quante ore di sonno continuato ho fatto, questa volta? Una? Due?
Con gli occhi ancora chiusi, Clara si domandò se avrebbe dovuto provare ad ignorarlo, o se, semplicemente, si sarebbe dovuta arrendere ed alzarsi. Quasi in risposta, un fastidioso formicolio iniziò a risalirle il braccio. Era deciso. Meglio alzarsi e fare qualcosa, piuttosto che rimanere distesi ad ignorarlo.
Si sedette e controllò il suo mobi. 4:00 am SET. Disattivò la sveglia che aveva ottimisticamente impostato per le 7:00 am e passò in rassegna i suoi comm. Non aveva ricevuto alcuna risposta da nessuno dei lavori per cui aveva fatto richiesta.
Merda.
Clara aveva sperato che il fatto che Gunther avesse messo una buona parola per lei l’avrebbe aiutata in qualche modo, ma sembrava che sia la Sicurezza di Crusader, che la Blackjack su ArcCorp fossero abbastanza decisi a non assegnarle nessun incarico. Aveva pensato che la reputazione della gilda non avrebbe avuto molta importanza a Stanton, ma a quanto pare non era così. O almeno, questo era quello le era parso, quando si era trattato di fare affari con lei.
Richiamò la bacheca degli annunci e superò i post che aveva già guardato il giorno prima. L’ultimo lavoro risaliva a svariati giorni prima, quando le era stato richiesto di scortare un tecnico di riparazione della Aciedo ad un vicino comm array disattivato. Ormai era inattiva da così tanto tempo, che aveva più volte accarezzato l’idea di disabilitare lei stessa un comm array soltanto per ottenere un nuovo contratto di scorta, ma in cuore suo sapeva che se le cose fossero diventate così disperate, avrebbe provato a fare un giro vicino ad Hurston, prima di darsi alla pirateria.
Alzandosi, fece scivolare la mano sul pulsante della luce e trasalì di fronte al fascio luminoso emesso dalla lavagna luminosa. L’EZ-Hab aveva già un pessimo aspetto, se confrontato con quello di dieci giorni prima, quando l’aveva noleggiato. Si sciacquò velocemente la bocca con mezzo bicchiere di Smoltz sgasato ed iniziò a vestirsi.
Mentre indossava gli abiti, Clara si sentì rassicurata dal peso della sua pistola, che si era bloccata in posizione nel punto di aggancio sopra l’anca. Anche se sapeva di non poterla utilizzare a bordo di Port Olisar, la consapevolezza di averla lì con sé la confortava. Inoltre, avrebbe potuto incontrate un potenziale cliente in qualsiasi momento. Essere pronti a tutto aiuta sempre – pensò, mentre si raccoglieva indietro i capelli e li rimboccava all’interno del cappello blu della Gilda dei Mercenari.
Non c’è niente di male ad indossare un cappello, giusto? Se le persone tendono a saltare alle conclusioni, è colpa loro.
Dopo aver allacciato gli scarponi, infilò in una borsa oleosa di Whammer tutta l’immondizia sul tavolo che riuscì a farvi entrare, per poi uscire, diretta verso la stazione.
O almeno, è quello che tentò di fare. Sospirando, Clara fece ondeggiare la borsa di fronte al sensore di movimento della porta, fino a quando non decise finalmente di prestarle attenzione. Quando la EZ-Hab ti offriva una stanza economica, voleva dire che lo era davvero. Si promise che dopo il suo prossimo lavoro avrebbe cercato un aggiornamento, o almeno avrebbe pagato i crediti extra necessari per i servizi di pulizia.
Abbandonò la spazzatura in un cestino e si fece strada tra la folla di viaggiatori in attesa di salire a bordo di uno dei trasporti diretti verso il gigante gassoso sottostante, per poi avviarsi verso Garrity Defense.
“Te lo ripeto, so il fatto mio” – disse Clara. “Forza, mettimi alla prova.”
“Guarda, ne sono sicuro” – le rispose Diego, il manager del terzo turno di Garrity Defense. “Ma non stiamo cercando nuovi impiegati.”
“Mettimi alla prova” – insistette Clara – “e poi prendi la tua decisione. Non chiedo altro.”
Tra la tariffa dell’attracco, quella dell’assicurazione ed i costi dovuti al mantenere la nave equipaggiata, rifornita e pronta per l’azione, i suoi fondi si stavano rapidamente prosciugando. Facendo due rapidi conti, aveva concluso che le restavano soltanto circa due giorni di crediti, prima di dover o iniziare a vivere sulla sua nave, o smettere di mangiare, o peggio. Ma se avesse potuto effettuare un paio di turni vendendo armi o armature, probabilmente sarebbe riuscita a resistere abbastanza a lungo da poter ottenere un vero lavoro. Ad ogni modo, non è che dormisse tutto il giorno, per cui perché no?
Infine, dopo aver lanciato uno sguardo al cappello della gilda, Diego scrollò le spalle e disse: “Va bene. Vuoi essere messa alla prova? Vedi quel tipo? E’ un pilota di shuttle. Una volta la settimana, sale a bordo della Olisar e probabilmente spende metà del suo tempo qui a fissare la merce, senza però acquistare mai niente. Fagli spendere un po’ di crediti e discuteremo di farti fare qualche turno qui da noi.”
Clara esaminò la persona in questione. La sottotuta che indossava era di qualità ben superiore rispetto a quella necessaria ad un qualsiasi pilota di shuttle – giunzioni completamente corazzate, luci EVA, propulsori e, cosa ancora più importante, era immacolata. Persino i suoi stivali non avevano un graffio. Probabilmente, l’elemento più indicativo della sua personalità era il semplice fatto che indossasse quella roba all’interno di una stazione in cui, dopo un volo, la maggior parte della gente non vedeva l’ora di cambiarsi negli abiti normali.
Gli si avvicinò e si mise a guardare i fucili in esposizione sul muro. Dopo qualche secondo, gli disse: “Stai pensando di prendere lo S71?”
“Sto a posto così. Grazie.” Rispose l’uomo.
“Ottimo, perché io non lavoro qui.”
“Oh, scusami. Avevo pensato che…”
“No, nessun problema. Non ti preoccupare.” Clara si allontanò di un passo e fece scivolare il suo sguardo sulla rastrelliera inferiore, su cui erano disposte alcune ottiche.
“Stavi per dire qualcosa riguardo lo S71?” Chiese l’uomo, indicando il lucente fucile nero.
“Ti stavo per dire di non comprarlo.”
“E perché non dovrei farlo?”
“Perché trasportarne uno ti trasforma in un obiettivo. Attaccatelo alla schiena, e chiunque sia presente nella stanza ti considererà un operatore importante. Voglio dire, guardalo. Praticamente urla: sono una minaccia.” Clara sfoderò il suo miglior sguardo verso l’infinito ed ammorbidì il tono di voce: “Il mio ex-partner Gunther ne aveva uno. Certo, grazie a lui ha fatto del bene e sì, sicuramente lì fuori c’è qualche pirata in meno, ma se tu mi chiedessi se penso che sarebbe ancora vivo, se avesse scelto di portare con sé un’arma meno vistosa… Puoi stare certo che ti risponderei di si.”
Di fronte a quelle parole, l’uomo rimase a bocca aperta.
“So che non è compito mio dirti cosa fare. Semplicemente, mi ero ripromessa che, se mai avessi visto qualcuno pensare di commettere il suo stesso errore, lo avrei avvertito se avessi potuto.” Improvvisamente, il suo mobiGlas cinguettò per avvertirla che c’era un comm in arrivo. “Ad ogni modo, devo andare.”
Così facendo, Clara si voltò e si diresse verso la porta, assicurandosi di fare l’occhiolino a Diego mentre usciva. Si fermò dietro l’angolo ed attivò il suo mobi.
Rimase leggermente stupita di vedere che il comm proveniva dalla Eckhart Security. Aveva sentito parlare della compagnia quando ancora era nella gilda, ma non sapeva molto di loro, ad eccezione del fatto che erano noti per muoversi in fretta e senza badare troppo alle regole.
Comunque, al momento neppure la sua reputazione era particolarmente buona.
Rispose: “Si?”
“Hey, sto parlando con Clara Lin?” – chiese una voce rauca, che doveva appartenere ad una persona dal volto ugualmente vissuto. “Sono Miles Eckhart.”
Un comm dal capo in persona – pensò Clara. Non è roba da poco.
“Un tuo amico mi ha contattato questa mattina e mi ha detto delle cose interessanti.”
In quel momento, lei aveva un solo amico nel ‘verse. “Gunther?”
“Proprio lui. Io e lui ci siamo incontrati una volta, tanti anni fa e, per fartela breve, gli devo un favore. Suppongo sia tu.”
“Mi vuoi dare un lavoro?” Chiese Clara, cercando di non far trasparire le sue speranze dalla voce.
“Rilassati, tutto ciò che ho intenzione di fare è offrirti un colloquio.”
“Cosa hai bisogno di sapere?” Chiese Clara.
Il cliente della Garrity Defense la superò. Cercò di evitare il contatto visivo ed accelerò il passo, per poi sparire dietro l’angolo.
“Non tramite comm. Sono della vecchia scuola” – disse Miles. “Ti invio la mia posizione.” Un popup le confermò che aveva ricevuto le coordinate. “Un’ultima cosa. Vieni già pronta per lavorare.”
La linea comm venne chiusa nello stesso istante in cui il manager della Garrity Defense fece capolino dal negozio, per poi avvicinarsi di corsa.
“Eccoti qua” – disse Diego. “Che cosa gli hai detto? Ha comprato un S71, assieme a qualsiasi aggancio fosse disponibile in negozio. Il lavoro è tuo.”
“Grazie. Ti faccio sapere” – disse Clara, lasciandosi alle spalle un Diego confuso, mentre si recava a prendere la sua roba.
Clara non era mai stata prima a Levski, ma una volta messo piede nella stazione, sospettò immediatamente che fosse stata una buona idea. Conosceva l’Alleanza della Gente, ma il brivido che provò a vedersi circondata da un sentimento anti-UEE così forte la sorprese. Non aveva prestato servizio militare e non aveva neppure mai preso in considerazione la possibilità di diventare una Cittadina, ma in precedenza era già stata fuori dalla UEE, per cui se avesse dovuto scegliere tra il macello esistente laggiù e quello presente all’interno dell’Impero, il posto in cui avrebbe potuto acquistare un hamburger ed una medpen ogni volta che lo desiderava sarebbe stato il vincitore indiscusso.
L’enorme statua di un ragazzino morto situata nella lobby non aiutava certo ad alleggerire l’atmosfera.
Evitando gli aggressivi venditori ambulanti del bazar, si fece strada fino al Café Musain, il punto di abbeveraggio locale. Mentre scendeva gli scalini, fu sorpresa da quanto il bar fosse confortevole. L’illuminazione calda, i dipinti sbiaditi sulle pareti, l’odore persistente di vecchi stim nell’aria, tutto le ricordava i posti in cui era solita…
Clara bloccò forzosamente quei pensieri. Aveva bisogno di concentrarsi.
Laggiù. Vide Eckhart seduto al tavolo in fondo al bar, di fianco al bancone. Il drink che aveva in mano sciabordava leggermente nel bicchiere mentre lui passava in rassegna il suo mobi.
Clara lo avvicinò e stava per presentarsi, quando…
“Siediti. Sarò da te tra un secondo.”
Clara spostò lo sgabello di fronte a lui ed aspettò. Diede un’occhiata alla sua giacca particolarmente spessa, e si chiese se servisse a nascondere un’arma, o se fosse corazzata. Decise che probabilmente dovevano essere entrambi.
“Hai bisogno di un drink?” Chiese lui, chiudendo il suo mobi.
“Sto bene così” – rispose lei.
“Bene” – disse lui, prima di bere un lungo sorso dal suo bicchiere. “Allora, passiamo agli affari. Con quale mano spari?”
Lei esitò per un momento, prima di rispondergli: “La sinistra.”
“Vediamo.”
Clara sollevò la mano e gliela mise davanti. Miles bevve un altro sorso, dandole un’occhiata. La sua mano era ferma.
“Ora l’altra.”
Clara fece un respiro profondo e gli mostrò la mano destra. Immediatamente, comparve un leggero tremolio.
“Non va bene, ma sicuramente ho visto di peggio. Sei pulita?”
“Tre mesi” – rispose Clara, abbassando il braccio.
“Buono.” Miles sollevò nuovamente il suo mobi e le inviò un file. “Ti ho mandato i dettagli di un lavoro di recupero di una scatola nera.”
“Aspetta, mi hai fatto venire fin quaggiù soltanto per dare uno sguardo alle mie mani?”
“Non hai idea di quanta gente io scarti semplicemente facendoli volare fin qui per incontrarmi” – rispose Miles. “In più, trovo che sia molto più difficile fregare qualcuno, dopo averlo incontrato di persona.” Miles terminò il suo drink. “Ora, un mio cliente ha perso una nave e vuole che l’intera faccenda rimanga privata. Ho bisogno che tu recuperi i dati di volo prima della compagnia assicurativa. Dagli uno sguardo e dimmi se sei in grado di farlo.”
Clara richiamò il contratto e lo scorse. Sembrava abbastanza onesto. La nave era stata persa nei pressi del gruppo di asteroidi situato attorno alla luna di Crusader, Yela. Non era un posto particolarmente pericoloso. Beh, non più del resto di Crusader. La paga era un po’ bassa. Glielo fece notare.
“Hai dannatamente ragione, è bassa” – disse Miles. “Questa è soltanto una prova. Se ci riuscirai, ti darò altri lavori e più crediti. Fallisci, ed almeno posso chiamarmi pari con Gunther. Hai qualcosa da dire?”
La Clara dei tempi della gilda si sarebbe allontanata dal tavolo senza pensarci due volte. Non è che ci fosse qualcosa che non andasse tra quello che Miles aveva detto o fatto, ma una delle prime cose che aveva imparato quando era diventata una mercenaria, era stato fidarsi del proprio istinto. In quel momento, il suo istinto le stava dicendo che Miles non era esattamente il tipo di uomo con cui avrebbe voluto fare affari. Le stava dicendo che avrebbe dovuto tornare a Olisar a vendere armi ed armature a persone che, probabilmente, non ne avevano bisogno.
Premette comunque il pulsante accetta sul contratto.
Aveva completato la sua quarta ed ultima scansione. Ad eccezione di alcune tracce residue di EM provenienti dalle poche batterie ancora dotate di energia sparse tra i rottami, tutto nella fascia di asteroidi era tranquillo.
Fare una missione da sola era un po’ strano. La cautela era il fattore chiave. In precedenza, aveva volato fianco a fianco con Gunther per cinque anni, mentre gli ultimi due li aveva trascorsi con Jenn e Tal. Muoversi in gruppo voleva dire avere sempre qualcuno che ti guarda le spalle. Girare in solitaria era una bestia completamente differente.
Fece un’ultima scansione, sperando nella fortuna, per poi avvicinare la sua Buccaneer al mucchio di detriti che un tempo costituiva una Constellation. Non c’era dubbio che chiunque avesse fatto quel lavoro, lo aveva fatto bene. Ruotando leggermente, raddrizzò il faro frontale della nave in modo da puntarlo sui resti contorti e dilaniati del ponte di comando. Con ogni probabilità, la scatola nera si doveva trovare in quel punto. Clara si chiese se avrebbe dovuto spegnere del tutto la nave, o lasciarla attiva nel caso in cui avesse dovuto effettuare una rapida fuga. Alla fine, decise di disattivare il motore, lasciando attivi gli altri sistemi, dicendosi che era per prudenza e non perché avventurarsi laggiù con le luci della nave spente sarebbe stato davvero raccapricciante.
Controllò e ricontrollò i suoi livelli di O2, i sigilli della tuta, la pistola ed il fucile, prima di tirare il chiavistello di rilascio dell’abitacolo. Il vetro si sollevò e, con un piccola spinta sul sedile, prese ad andare alla deriva nello spazio. Ruotò mentalmente il suo centro di gravità, così che il globo luminoso di Yela fosse sotto di lei, anziché sopra.
Seguendo il fascio di luce proveniente dalla sua Buc, diede un leggero impulso frontale ai propulsori, evitando con attenzione qualsiasi piccolo detrito le si parasse davanti. Alla Gilda, insegnavano sempre ai nuovi membri il PCTU: le Piccole Cose Ti Uccidono. Ed anche così, circa un terzo delle morti dei mercenari di cui si leggeva nelle news solitamente non era dovuto a pirati che li facevano saltare in aria, bensì alle piccole cose, come ad esempio non tenere sufficiente traccia dei livelli di ossigeno, oppure dimenticarsi di portare con un sé una medpen extra. Era un lavoro pericoloso; non c’era motivo di peggiorare le cose.
Clara disattivò i suoi propulsori EVA e si lasciò andare alla deriva per qualche metro, fin quando non colpì il vetro dell’abitacolo con un leggero ‘thunk’. La nave gemette e scricchiolò, mentre il metallo si piegava e stabilizzava. Fece ondeggiare il fascio della sua torcia lungo gli interni e vide che la scatola nera era ancora assicurata al suo posto.
Ora devo trovare un modo di entrare.
Non era mai stata a bordo di una Connie, ma una volta ne aveva combattuta una. Se fosse stata l’aggressore, per prima cosa avrebbe preso di mira le torrette e, da quel che ricordava, non erano esattamente note per rimanere attaccate, dopo che erano state fatte esplodere.
Ruotò così da allinearsi con il piano relativo della nave, quindi si portò sopra il ponte. Lì trovò un grosso squarcio frastagliato nello scafo, esattamente nel punto in cui una volta si trovava la torretta dorsale. Clara entrò con la testa in avanti nel pozzo vuoto della torretta, per poi arrivare al punto in cui il portellone di emergenza aveva sigillato il ponte, dopo che la torretta era stata ventilata. Stava per fare l’override manuale del portellone, quando li notò.
Erano i propulsori di una nave in avvicinamento.
CONTINUA …
Traduzione a cura di Darnos.
Articolo originale disponibile presso le Roberts Space Industries.
