Ciao ragazzi, il vostro Vecchio Jegger è tornato. Innanzitutto grazie per essere passati ad ascoltare le mie digressioni. Apprezzo molto il fatto che mi stiate seguendo anche se ultimamente trasmetto veramente con il contagocce. Shana ed io recentemente abbiamo avuto esperienze… interessanti, per non dire altro, che ci hanno visto passare più tempo del solito in superficie. Ma è acqua passata ormai, ed è bellissimo essere ancora una volta alla deriva.

Sicuramente molti di voi si stanno chiedendo i motivi che ci hanno tenuti a lungo sulla terraferma, perciò ora ve li racconterò. Sapete, in questa storia ci sono io che faccio tanti errori imbarazzanti, ma diavolo, fa parte della vita. Se non fate casini, neppure alla mia età, allora non state vivendo al massimo.

Comunque, come ben saprete cerco di fare sempre il possibile per far funzionare Shana nel modo più efficiente possibile.  Così, dopo aver portato a termine un lavoro, mentre avevo un po’ di tempo libero prima della consegna seguente, navigando un po’ per spectrum ho trovato una modifica per diminuire il consumo dei generatori energetici Tyler. Dato che Shana attualmente monta un Eclipse del ’41 e la nostra rotta seguente prevedeva un passaggio attraverso Nexus, ho pensato di provarlo. Ma, nella mia infinita saggezza, non ho controllato se la modifica fosse compatibile con la classe del ’41.

Beh, non era compatibile. Anzi, l’aumento di potenza ha attraversato tutta Shana bloccando tutti i sistemi. Ho riavviato in modalità emergenza ed eseguito i controlli. Non ho neanche dovuto leggere il report, sapevo già che il generatore gravitazionale era scombussolato. Ritrovarmi le caviglie sopra le orecchie era stato un indizio piuttosto chiaro. Fortunatamente, nessuno degli altri sistemi era stato colpito e non mi trovavo troppo distante dalla terraferma, perciò ho immediatamente modificato la rotta e sono atterrato su una savana polverosa.

Lo so, lo so. Vi ho fatto la predica tante volte, sul non provare le modifiche mentre si è in spazio aperto, ma l’ho fatto lo stesso. Ve l’avevo detto che avevo fatto qualche casino e penso di averlo appena dimostrato. Fortunatamente, il sistema elettrico di Shana era ancora tutto intero. Se non fosse stato così adesso non starei parlando con voi.

Per molti, un generatore gravitazionale malfunzionante non è un problema. Diavolo, ci sono persino dei tizi che lo disattivano volutamente per consumare meno. E diavolaccio, anche a me piace che Shana sia silenziosa, ma così per me è un po’ troppo. Non avrei mai iniziato il lavoro prima di aver sistemato il generatore gravitazionale, perciò ho tentato di rimuovere la “modifica” che aveva causato il problema. Però, come si suol dire, ormai il dado era stato tratto. Ma ho la testaccia dura, e così ho passato un paio di giorni a fare ricerche e tentativi per sistemare la cosa da me. Non funzionava niente. Era chiaro ormai che avevo fatto un macello e che avrei dovuto portare Shana all’officina più vicina. Tutto il tempo che ho perso mi ha obbligato ad annullare il lavoro successivo e di conseguenza ho perso un pagamento.

Successivamente, ho iniziato a chiedermi perché fossi stato così ostinato da volerlo riparare da me, nonostante come elettricista non sia questo granché. Forse perché sono cresciuto in un’officina e conoscendo i trucchi del mestiere sono contrario a portarci Shana? O forse per l’orgoglio di potervi dire che mi ero arrangiato? Queste sono le domande che, con alcuni pensieri negativi, hanno attanagliato di recente la mia testa.

La mattina del giorno in cui avrei dovuto iniziare il lavoro non mi sono neanche alzato dal letto. Sono stato lì, a scendere con i miei pensieri nella spirale della vergogna. Era da tanto che non mi sentivo così. Credevo che quei giorni fossero un ricordo del passato, ma alcuni di noi sono fatti in questa maniera. Normalmente, avrei fatto un giro con Shana attraversando qualche bel panorama per ricordarmi che sono solo una piccola parte di qualcosa di immenso, pensiero che mette in prospettiva i miei problemi relativamente insignificanti. Ma, dal momento che Shana non funzionava ed era la fonte della mia frustrazione, tutto ciò non era un’opzione. Così sono andato a fare una passeggiata.

Ho fatto atterrare Shana nei pressi di un boschetto che offriva un po’ d’ombra e di copertura. C’erano delle colline nelle vicinanze, perciò ne ho scelta una e ci sono salito. La vista mi tolse il fiato. Davanti a me si stendeva una vasta pianura di colore rosso. L’esplosione di colori era dovuta alle macchie d’alberi ed arbusti. In lontananza si vedeva una scogliera che dominava un’enorme costa. Dopo tanti giorni, per la prima volta non stavo pensando ai miei errori e a come sistemare Shana, così ho continuato a camminare.

Mentre attraversavo la savana, notai una pianta su cui era appeso un baccello rosso. Sembrava quasi un enorme cappello di un fungo. I miei pasti consistono perlopiù di MRE o spaghetti istantanei, ma questi cosi sembravano familiari. Una ricerca veloce su spectrum mi permise di scoprire che erano un tipo di frutto che si chiama pitambu. In quel momento capii perché mi sembrava di averli già visti. Qualche anno prima ne avevo trasportato una stiva intera, destinati a qualche ristorante di fascia alta situato in un grattacielo su Terra. Atterrai direttamente sul tetto dove lo chef mi stava aspettando. Ricordo che aprì una cassa, ne pelò uno e gli diede un morso. Chiuse gli occhi e sorrise mentre il succo gli gocciolava sul mento. Non ricordo l’ultima volta in cui ho visto un cliente tanto soddisfatto per una mia consegna.

Non avevo mai mangiato un pitambu, perciò ne presi uno, staccai le foglie cerose e diedi un morso. Era veramente delizioso. Allora, non è che abbia un palato così raffinato, perciò descriverlo è difficile, però vi posso dire che ha questo sapore leggermente nocciolato stranamente rinfrescante e soddisfacente. Me lo sono mangiato tutto e quando ho raggiunto la costa ero davvero su di giri. Ho trovato un posticino all’ombra e ho ammirato il panorama. Non bello quanto le tempeste multicolore di Rhetor V, ma comunque uno spettacolo memorabile.

Alla fine mi sono pure fatto un pisolino e quando mi sono svegliato ero rinfrescato ed affamato. Sulla strada del ritorno verso Shana ho raccolto un altro paio di pitambu pensando a quanto li avrebbe apprezzati ‘Big Rig’ Diaz. È una mia vecchia amica e la buona forchetta più avventurosa che conosca. Pensare a lei mi ricordò anche che era una maga con i sistemi elettrici. Tornato su Shana, le mandai una comunicazione riguardo la mia situazione e le promisi una cassa di pitambu in cambio dei suoi consigli. Mi rispose più velocemente di quanto mi aspettassi. Grazie alle sue dritte, il giorno dopo Shana era più in forma che mai.

In questo momento mi sto dirigendo ad incontrare Big Rig con una cassa speciale di frutta solo per lei più qualche extra per arrotondare. Ho pensato che se quello chef raffinato di Terra li voleva, devono pur valere qualcosa, no? Non credo che la consegna mi ricompenserà del lavoro perso ma, hey, è pur sempre qualcosa. Inoltre, ho trovato una certa pace interiore mentre li raccoglievo.

Come ben saprete non passo tanto tempo sulla terraferma, ma allontanarmi per un po’ da Shana mi ha schiarito le idee. A volte tutto quello che serve è un cambio di prospettiva. Forse passare un po’ di tempo su un pianeta non è un’idea così malvagia. Mi sono salvato le coordinate del posto in cui sono atterrato. Spero di avere un po’ di tempo per tornarci la prossima volta che sono nei pressi di quei boschi.

Ora sto per entrare in atmosfera, perciò è meglio che vada. Grazie per avermi ascoltato. E fino alla prossima volta, viaggiate sicuri. Il Vecchio Jegger passa e chiude.

 

Articolo originale disponibile presso Roberts Space Industries.