Questo articolo è stato originariamente pubblicato nel Jump Point 7.5.

La Jacinto fu la prima a svoltare. Quando il Capitano Iggy Decarlo sentì la prima chiamata di soccorso non esitò neanche un secondo; ordinò immediatamente di impostare la rotta verso Amidon Island. Questo comando lasciò l’equipaggio di stucco. La Jacinto era in testa alla Tohil Regatta ed abbandonare il percorso significava nullificare le loro possibilità di vincere la Courier Cup del 2847. Eppure, come nativo di Tohil, il legame del Capitano Decarlo al Sistema che più amava era di gran lunga più importante della sua ambizione di vincere la gara a cui aveva dedicato una vita.

La Jacinto abbandonò il percorso, uscì dall’atmosfera di Tohil III ed inizializzò il drive quantico. Qualche momento dopo, la nave era già rientrata nell’atmosfera dall’altra parte del pianeta e si stava dirigendo verso Amidon Island, la zona d’atterraggio più popolosa e sviluppata del pianeta. Avendo pilotato con questo approccio innumerevoli volte, il Capitano Decarlo vide immediatamente che qualcosa non andava. Metà Amidon Island era sprofondata nell’oceano.

Davanti agli occhi del Capitano Decarlo si stagliava uno spettacolo surreale. Edifici che in precedenza formavano una pittoresca skyline si trovavano ora parzialmente sommersi e venivano inghiottiti velocemente dalle acque. Enormi pennacchi di fumo si alzavano dall’acqua dove erano scoppiati degli incendi, ostacolando la visibilità. Le persone si aggrappavano agli edifici ancora emersi e sventolavano disperatamente bandiere, lenzuola o qualsiasi altra cosa riuscivano a prendere in mano per attirare l’attenzione delle navi di soccorso.

Il Capitano Decarlo chiese immediatamente assistenza ai suoi sfidanti della Tohil Regatta. La maggior parte di loro aveva già sentito le chiamate di soccorso, ma avevano pensato si trattasse di una farsa per interrompere la gara o di un problema gestibile dalla gente del posto. La comunicazione di Decarlo chiarì che la situazione era davvero catastrofica e c’era un disperato bisogno del loro aiuto.

Semplicemente non c’erano navi a sufficienza per salvare tutti i presenti su Amidon Island. La maggior parte dei locali non poteva permettersi uno dei costosissimi hangar in un’isola dove lo spazio era prezioso. A peggiorare le cose, la stagione turistica era al suo apice ed era pieno di persone che si godevano l’ecologia unica nel suo genere mentre visitavano il Sistema per la regata. Molti di questi visitatori erano arrivati sul posto salendo su trasporti commerciali e non avevano modo di abbandonare l’isola che stava lentamente sprofondando.

Per quanto scioccante, però, il fatto che Amidon Island stesse venendo sommersa non era del tutto inaspettato. Per anni la gente aveva evitato di stabilirsi su Tohil III. Nonostante questo mondo oceanico mancasse completamente di terra emersa, possedeva qualcosa di simile eppure assolutamente unico: enormi ammassi botanici galleggianti. La leggenda vuole che sia stata una nave di contrabbando danneggiata ad atterrare per prima su uno di questi grovigli. I contrabbandieri, sorpresi dalla loro resistenza, iniziarono ad usare queste biomasse galleggianti che punteggiavano il mondo come nascondigli e zone di scambio. Le voci su questa straordinaria flora si sparsero velocemente, attirando scienziati e uomini d’affari che volevano trarne guadagno.

Amidon Island, grazie alle sue dimensioni relativamente importanti e la sua posizione centrale nei pressi dell’equatore, divenne così la zona d’atterraggio principale del pianeta. Per molti anni lo sviluppo restò al minimo, espandendosi soltanto all’arrivo di nuova gente. Gli ambientalisti più intransigenti si opponevano allo stabilimento di insediamenti più grandi, ma gli interessi per il pianeta superavano di gran lunga le preoccupazioni. La prestanza dimostrata da queste isole galleggianti nel sopportare pesi sempre maggiori senza effetti negativi chiaramente visibili non fece che incoraggiare ulteriori sviluppi.

Nel 2803, la studiosa locale di storia nonché appassionata di astronavi Darla Ibori iniziò ad organizzare un piccolo evento che percorreva molte delle vecchie rotte di contrabbando. Divenne talmente popolare che con il tempo venne attratto il doppio dei visitatori previsti. Ibori trasformò il percorso in un evento annuale di successo, la Tohil Regatta, composta da una gara dipanata in più giorni in cui le navi dovevano trasportare delle particolari casse marchiate tra i vecchi nascondigli e punti di scambio. La nave più veloce a completare il percorso veniva premiata con la Courier Cup.

La Tohil Regatta era particolarmente famosa anche perché attirava appassionati di navi di ogni genere. Tra una tappa e l’altra della gara, trasportatori veterani a bordo di vecchie Constellation si trovavano a bere e raccontare storie in compagnia dei benestanti proprietari di navi Origin. La divisione delle classi sociali spariva velocemente, e tutto ciò che restava era la passione per la gara.

Iggy Decarlo, cresciuto proprio su Amidon Island, ha sempre atteso impazientemente la Tohil Regatta ogni anno. Ha lavorato presso un centro riparazioni per navi di lusso mettendo da parte diligentemente i crediti per poter acquistare una nave tutta sua. Partecipò alla prima regata nel 2826 divenendone un pilota fisso da lì in poi. Nonostante la sua conoscenza del pianeta e della posizione delle sue biomasse, però , non è mai riuscito a vincere contro i partecipanti che possedevano una nave più recente o componenti migliori. Nel 2844, il Capitano Decarlo acquistò una Origin 600 usata, che prima del recente rinnovamento votato al lusso veniva considerata una nave da trasporto di taglia media, la chiamò Jacinto e ne modificò strategicamente i componenti. La sua dedizione e la sua attenzione ai dettagli infine lo ripagarono. Prima della regata del 2847, il Capitano Decarlo non era mai stato in testa alla gara. Fu per questo che tanto il suo equipaggio, quanto gli avversari e gli spettatori rimasero a bocca aperta quando decise di abbandonare volontariamente la sua posizione per rispondere alle comunicazioni di emergenza provenienti da Amidon Island.

Quando il Capitano Decarlo riferì la gravità della situazione, gli altri concorrenti della gara e gli spettatori seguirono prontamente l’esempio della Jacinto. In mezzo al caos, gli organizzatori decisero di sospendere la regata per aiutare i soccorsi. Poco dopo le navi stavano sciamando sul cielo sopra Amidon Island. Ciò che vedevano al di sotto delle loro navi lasciò i piloti senza parole. Nel caos e nella confusione più totali, il Capitano Decarlo divenne la forza trainante dell’operazione di salvataggio. Quando la Jacinto raggiunse la massima capacità di sfollati, si preoccupò di dirigere le altre navi verso gli edifici in procinto di essere sommersi, e designò percorsi sia per le navi che si avvicinavano all’isola sia per quelle che vi si allontanavano. La sua familiarità con Amidon Island ed i suoi edifici si rivelò inestimabile per il salvataggio.

Il disastro di Amidon Island sarebbe di certo stato peggiore non fosse stato per le azioni del Capitano Decarlo e le navi partecipanti alla regata. La tragedia portò ad un aumento dei regolamenti edilizi su Tohil III e, per uno sfortunato scherzo del destino, anche alla chiusura della Tohil Regatta, in quanto gli organizzatori temevano che il suo successo fosse in parte responsabile per l’eccessivo sviluppo di Amidon Island.

Forse gli appassionati di astronavi potrebbero lamentarsi che la Tohil Regatta non esiste più ufficialmente, ma sono comunque in tanti a visitare il Sistema per volarne le tappe in maniera informale. I fan della regata hanno persino organizzato un movimento per ripristinare la tradizione, in modo che le generazioni future possano goderne a loro volta. Indipendentemente dal fatto che questi sforzi diano i loro frutti, la Tohil Regatta verrà per sempre ricordata come un evento unico nel suo genere. Uno in cui i suoi partecipanti accorsero coraggiosamente in aiuto del pianeta quando ne ebbe più bisogno.

 

Articolo originale disponibile presso Roberts Space Industries.